Tango le attese in milonga



Tango L'attesa
Da quando ballo il tango, non c’è stato un solo giorno in cui io non abbia trovato attinenze tra l’esercizio di scelta e attesa che ho imparato a fare in milonga e lo stesso esercizio da applicare alla vita di ogni giorno. Mi hanno insegnato che il milonguero è colui che aspetta la tanda che vuole ballare, che sceglie la ballerina con cui vuole ballarla, che aspetta il momento giusto per godere appieno di tutto questo insieme a lei. Non bisogna dimenticare che questo ragionamento naturale è anche reciproco, perché lui sa che lei sta vivendo la serata allo stesso modo, scegliendo e aspettando, e che, quando quella tanda arriverà, il loro sguardo si incontrerà perché è ciò che entrambi hanno atteso e scelto.
Praticare l’attesa ci rende capaci di ritrovare una sempre più rara attenzione al valore del tempo, cui non diamo più lo stesso significato da quando il mondo ha deciso al posto nostro che esso deve scorrere secondo ritmi che non tengono conto dell’umano, ma del numerico. Viviamo nel tempo della quantità, non in quello della qualità, costruiamo oggetti che non sono più fatti per durare, ma per essere sostituiti. Non è così, forse, che stiamo perdendo il senso delle cose uniche? E se balliamo ogni tanda senza porre attenzione alla musica (anche costruendo in precedenza una base di conoscenze musicali che non ci appartengono per cultura), senza aver scelto la ballerina o il ballerino con cui desideriamo ballare, non stiamo forse facendo lo stesso errore?
La scelta è un atto di amore, non di conquista.
È un atto di rispetto verso se stessi, non di rinuncia.
Non è una diminuzione, ma un valore aggiunto non quantificabile.
E, contrariamente a ciò che appare, è reciproca, a patto che se ne assuma consapevolezza.
Se in milonga una donna percepisce che così non è, che è solo un oggetto numerico da aggiungere, o da testare, o da esibire, deve rivendicare il proprio ruolo, l’unico che ha: la regina. Non per la sua bravura, ma per l’intensità che sa dare al suo tango.
Se in milonga un uomo si sente padrone della situazione, se entra pensando che deciderà lui chi farà ballare e chi farà restare seduta, deve interrogarsi e chiedersi fino a che punto sia davvero così. Se non ci sono regine, non ci saranno mai Re.
Noi che balliamo il tango, noi che siamo tra i privilegiati che sanno vivere di emozioni, noi che ricreiamo a ogni tango la magia, perpetuandola, noi che balliamo molto più che una danza, proviamo a ritrovare il valore del tempo e della scelta. Dentro la milonga, sempre di più, e dentro la vita...
C. De Benedictis

Commenti

Post popolari in questo blog

Padrino Pelao

Ardit in Troilo

Perche' "Tango"